Un fatto che ci interessa prendere sul serio è che l’ascensore sociale si è fermato ormai da diversi anni. Precisamente e in modo apparentemente definitivo a partire dal 2008, cioè con la crisi economica americana. Questo significa che la mobilità sociale, cioè la possibilità di migliorare il proprio status socioeconomico è meno scontato che in passato. Oggi è molto più difficile migliorare il proprio status. Chi nasce in un contesto povero di risorse probabilmente resterà in una condizione di povertà a sua volta. Viceversa chi nasce in una famiglia agiata sarà facilitato a restare in una fascia sociale alta. La classe media è invece quasi del tutto sparita, specie la sua funzione di mediatore culturale e intellettuale tra i ricchi e i poveri. Si tratta di un dato drammatico.
Viene così a mancare uno dei pilastri della cultura dell’occidente e dell’illuminismo. L’istruzione pubblica, scolastica e universitaria, non possono più garantire che lo studio e l’impegno fungeranno da vettore della mobilità sociale.
Come psicoanalisti che svolgono consulenze organizzative nei contesti pensiamo che questo dato non possa più essere ignorato, anche se ciò può deluderci e deprimerci. Piuttosto la delusione e la mancata fiducia verso il futuro influenzano profondamente la motivazione sia degli studenti che dei docenti che vivono la scuola. Gli articoli di questa rubrica parlano di questo partendo dal punto di vista degli studenti che tale delusione vivono. Pensiamo utile chiederci: Quali sono i nuovi ascensori sociali? I giovani studenti riescono a costruire un presente e un futuro che siano desiderabili per loro?
