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Gruppo "Psicologia, psichiatria, criminologia"

II e III incontro del gruppo A “psicologia, psichiatria, criminologia”.

Ecco il resoconto del secondo e del terzo incontro del gruppo “psicologia, psichiatria, criminologia”: il primo svolto il 30 Novembre 2021 nei locali Municipali di Villa Leopardi e il secondo presso i locali Municipali di Via Boemondo n. 7/A il 7 Dicembre 2021.

Il secondo incontro del gruppo psicologia si è svolto durante il periodo dell’occupazione il 30.11.21. Diverse persone erano assenti. Presso il luogo di incontro previsto di Villa Leopardi sono giunti alcuni studenti mentre altri si sono collegati da scuola dicendo di non potersi allontanare poiché altrimenti sarebbe stata disoccupata per via dei pochi studenti presenti. Nell’incontro abbiamo parlato dell’occupazione come sintomatica di una difficoltà di comunicazione tra studenti e professori e della difficoltà di utilizzare i dispositivi di rappresentanza come i rappresentanti di classe al fine di occuparsi dei problemi. Gli studenti hanno associato la protesta al vissuto di sentire sottovalutati e ignorati i problemi da parte dei professori i problemi che gli studenti gli pongono. È emersa inoltre la difficoltà e la paura degli studenti di parlare che è stata associata alla tendenza dei professori ad interpretare come attacco alla propria professionalità la richiesta di dialogo degli studenti. Dal canto nostro abbiamo proposto l’occupazione come un evento critico sintomatico di un problema organizzativo e di relazione che andrebbe esplorato meglio nelle sue motivazioni. Un problema apprezzabile come un caso clinico in un’ottica indiziaria come enigma il cui senso non è chiaro. Ad ogni modo vista la difficoltà di lavorare in un assetto in cui gli studenti erano presenti per metà online e per metà in presenza abbiamo convenuto di organizzare un successivo incontro in cui riprendere a lavorare sulla preparazione delle visite e delle interviste ai professionisti. 

Il terzo incontro del gruppo si è in tal modo tenuto il 07.12.21 presso i locali municipali di via Boemondo n. 7/A. Nell’incontro abbiamo ripreso e discusso le domande preparate per la visita e l’intervista a psicologi, psichiatri e criminologi. A questo proposito abbiamo iniziato a definire che genere di professionisti potesse essere interessante per gli studenti incontrare nei loro luoghi di lavoro. È emerso l’interesse verso la possibilità di intervistare i seguenti professionisti:

  • Psicologi che lavorano in diversi contesti: nello studio privato e nel servizio sanitario nazionale
  • Psichiatra che lavori nel servizio sanitario nazionale
  • Un criminologo

Alcune delle domande poste ai diversi professionisti – che abbiamo riportato nel dettaglio nel precedente resoconto del gruppo – saranno le stesse. A questo proposito ci siamo detti che porre le stesse domande a professionisti con ruoli diverse sarà interessante in quanto ci consentirà di mettere in relazione le diverse risposte con la peculiarità dei diversi ruoli professionali degli intervistati e ci aiuterà a coglierne le differenze.

Per quanto riguarda le interviste agli psicologi è emerso l’interesse degli studenti verso la possibilità di intervistare i conduttori del gruppo – Felice Bisogni e Sara Manieri – visitando i nostri studi professionali. Nel corso dell’incontro abbiamo ripreso le domande da porre nelle interviste aggiungendone alcune a quelle precedentemente elaborate ovvero:

  • Lavorate in una società o in uno studio vostro?
  • Cosa c’entra questo PCTO con il lavoro che fate?
  • Quali sono gli strumenti di intervento di uno psicologo?
  • Che funzione ha l’osservazione nell’ambito psicologico?
  • Che funzione ha scrivere e prendere appunti nel suo lavoro?
  • Che differenza c’è tra lavorare con un gruppo o con un individuo?
  • Vi riconoscete e acquisite qualcosa nel sentire le storie degli altri anche attraverso un solo colloquio?
  • Cosa è dal suo punto di vista la follia?

Nella seconda parte dell’incontro abbiamo poi fatto un’esercitazione: un role playing in cui una studentessa ha giocato la parte dell’intervistatrice, mentre uno studente ha giocato la parte dello psicologo intervistato.

Lo studente ha scelto di giocare la parte di uno psicologo di 35 anni che lavora nel proprio studio privato. Il gioco di ruolo ha consentito di mettere a fuoco alcune rappresentazioni del lavoro psicologico che sarà poi interessante confrontare con quanto emergerà dalle interviste. Lo psicologo nel rispondere alle domande dell’intervistatrice ha rappresentato l’intervento psicologico come caratterizzato da un prima e da un dopo: nel prima – ovvero il momento dell’interazione tra lo psicologo e il paziente durante il colloquio, lo psicologo raccoglie indizi che poi dopo – una volta finito il colloquio – lo psicologo potrà utilizzare per capire.  

È inoltre emersa la questione di come creare un legame senza diventare “amiconi” e la fantasia che sia importante far sentire a suo agio il paziente. Altra questione interessante emersa è la fantasia di poter scegliere i pazienti nel momento in cui si ha un’attività professionale avvitata. “L’avere uno studio tutto mio” è stato rappresentato come un punto d’arrivo nello sviluppo dell’attività professionale. Particolare rilevanza è stata data nel gioco di ruolo all’osservazione del linguaggio del corpo come strumento per capire le emozioni del paziente. Al contempo è emersa la fantasia che lo psicologo debba nascondere al paziente le proprie emozioni suscitate dall’incontro con il paziente stesso. Nel commentare il gioco di ruolo è stato interessante riflettere sui vissuti dell’intervistatrice e dell’intervistato. L’intervistatrice ha detto di non essere completamente soddisfatta per essersi attenuta alle domande preparate sebbene le risposte dell’intervistato l’avessero incuriosita suscitando il suo desiderio di porre ulteriori domande di approfondimento. Parlarne ha consentito di convenire che incuriosirsi anche ponendo domande non previste rappresenta proprio l’obiettivo dell’incontro con i professionisti. Infine ci siamo soffermati sulla fantasia emersa nel gioco di ruolo di “poter scegliere i pazienti”. Abbiamo ragionato su come scegliersi, diversamente da scegliere come atto di potere del professionista sul cliente o viceversa, e un processo relazionale che comporta il desiderio di entrambe le parti in gioco. Ci siamo chiesti se ad esempio si potesse dire che alla base del lavoro che stavamo facendo nel PCTO vi fosse l’essersi scelti.  Dirlo ha suscitato reazioni emotive diverse. “No, io ho scelto psicologia mica voi” ha detto qualcuno, “secondo me invece ci siamo scelti” ha detto qualcun altro.

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Gruppo "Moda, design, arte, spettacolo"

II e III incontro del gruppo “moda, design, arte, spettacolo”.

Ecco il resoconto del secondo e del terzo incontro del gruppo  “moda/arte”: il primo svolto nella sede di Via Livenza del Liceo Montessori il 29 Novembre 2021 e il secondo presso il Centro Anziani di Via Boemondo il 6 Dicembre 2021.

Nel primo incontro abbiamo dedicato una parte del tempo alla condivisione di alcuni prodotti realizzati dai partecipanti, abbiamo visto delle bellissime foto della luna che Ilaria ha scattato dalla finestra della sua camera, un video di Elena che interpreta “Shallow” di Lady Gaga, le Anime e i vestiti disegnati da Federica. Siamo quindi partiti dagli interessi di ciascuno per poi immaginarci di condividere questi con dei professionisti che fanno questo lavoro. Un aspetto interessante di questo incontro è stato prendere in considerazione come non solo gli altri hanno degli stereotipi sulle cosiddette professioni creative ma anche gli studenti stessi partecipano di quegli stessi stereotipi e tendono a sottovalutare la possibilità di investire in questi ambiti per costruire il proprio futuro.

Ci siamo quindi divisi in piccoli sottogruppi: turismo, moda, architettura, musica, fotografia e spettacolo per lavorare alla costruzione di un’intervista ai professionisti scelti.

Nell’incontro di Via Boemondo abbiamo proseguito il lavoro e abbiamo condiviso le domande che ciascun gruppo aveva pensato, dandoci dei riscontri sulle interviste e iniziando a pensare a chi incontrare. Una trasversalità comune a tutti i gruppi e questione emersa anche nel primo incontro, è pensare che questi ambiti sono abitati solo da persone di successo, dove successo corrisponde a fama e molto spesso a irraggiungibilità; venivano infatti in mente interviste a Elena Sofia Ricci, Chiara Ferragni, Donatella Versace etc. Mettendosi in una posizione critica rispetto a questo e partendo dai nostri rapporti, abbiamo visto che possiamo considerare persone tutte quelle che sono in qualche modo riuscite nel proprio lavoro a realizzarsi mettendo in campo le proprie competenze. Quindi potrebbe essere interessante esplorare il percorso di una persona che ha avuto successo nell’ambito della moda, che non per forza sia Donatella Versace, che possa fornirci criteri utili a capire come riuscire a realizzarsi professionalmente in questo contesto. Potrebbe essere interessante in questo senso anche una stilista che crea vestiti, che abbia un proprio punto vendita/bottega a Roma e venda in tutta Italia le proprie creazioni.

I ruoli professionali che nel gruppo di lavoro sono stati individuati come quelli che per gli studenti potrebbero essere interessanti da incontrare e intervistare sono stati i seguenti:

– professionisti che lavorano nell’ambito della moda (stilista, modella, makeup artist, organizzatore di sfilate)

– un fotografo 

-un architetto 

-un’attrice

– un operatore turistico/guida

Qui sotto le domande pensate per ciascun professionista. 

  1. INTERVISTA A UN ATTORE O A UN ESPERTO DI RECITAZIONE

–        Cosa l’ha spinta a intraprendere questa carriera?

–        Qual è la parte più gratificante del suo lavoro?

–        Cosa le piace di più del suo lavoro?

–        Cosa avrebbe voluto sapere prima di diventare attore\attrice?

–        Che tipo di competenze sono necessarie nel suo lavoro?

–        Chi è il suo mito\idolo da cui ha preso ispirazione?

–    All’inizio o durante la sua carriera ha mai percepito di trovarsi in un mondo stereotipato su cui girano molte voci?

–        Se donna, cosa comporta essere donne in questo tipo di lavoro?

  1. INTERVISTA A UN ARCHITETTO

–        In quale ambito lavora e chi sono i suoi clienti? In cosa consiste il suo lavoro?

–        Come ha avviato questo lavoro? Quali passi ha seguito?

–        Come si porta a termine un progetto, integrando la parte creativa e ideativa con quella pratica?

–        Quali sono gli ambiti di intervento di un architetto?

–        Come si fa a mantenere viva la creatività e l’ispirazione nel tempo?

  1. INTERVISTA A UN OPERATORE TURISTICO/GUIDA TURISTICA?

–        Come è arrivato a scegliere questo lavoro?

–        Quali sono gli aspetti che ti piacciono del tuo lavoro?

–        Quali sono gli aspetti negativi invece?

–        Ha qualche aneddoto da raccontare?

–        Quali conoscenze e competenze è utile avere?

–        Quale incidenza ha avuto la pandemia in questo tipo di settore?

–        Quanto sono concrete le aspettative che si hanno rispetto alla grande possibilità di viaggiare per chi lavora nel turismo?

–        È soddisfatto del suo percorso lavorativo finora?

–        Quanto tempo ha dedicato e dedica al suo lavoro?

  1. INTERVISTA A UN PROFESSIONISTA CHE LAVORA NELL’AMBITO DELLA MODA (stilista, modella, makeup artist, organizzatore di sfilate)?

–        Che percorso di studi ha seguito e che esperienze ha fatto per fare il lavoro che svolge?

–        Qual è l’atteggiamento nonché le competenze utili per svolgere questa professione?

–        Come si riesce ad arrivare ad alti livelli in questo settore?

–        Qual è l’emozione che si prova nell’aver trasformato la propria passione in un lavoro?

–        Quali difficoltà ha incontrato nel suo percorso e come le ha affrontate?

–   Nel corso dell’esperienza lavorativa ha riscontrato problemi legati alla disuguaglianza di genere?

–        È importante pubblicizzarsi? Se sì, qual è il modo migliore per farlo?

  1. INTERVISTA A UN FOTOGRAFO 

–   Come trasformare la passione della fotografia in un lavoro? Quanto si può guadagnare?

–        É importante avere un proprio sito e stare sui social? Se sì quale è il social migliore? E come usare il sito?

–        È importante pubblicizzarsi? Se sì, qual è il modo migliore per farlo?

–        Qual è il modo migliore per conoscere le tecniche della fotografia e imparare l’uso della macchina fotografica? Nonché scegliere la migliore macchina fotografica?

–        Quali sono i posti migliori dove fotografare il cielo?

–        Come fare delle belle foto notturne alle stelle e alla luna?

  1. INTERVISTA A UN CANTANTE

–        Come iniziare a muovere i primi passi in questo mondo?

–        Quali sono le cose importanti da sapere per chi vuole lavorare in questo mondo?

–        Da dove nasce l’ispirazione?

–        Quali competenze servono per poter fare della musica un lavoro stabile e duraturo nel tempo?

–        Cosa serve per scrivere una buona canzone e un testo?

–        Quale è il budget che serve per realizzare una canzone?

–        Quale è la parte più importante di una canzone?

–        Se non suoni uno strumento ma canti solo come ti puoi organizzare per arrivare a un prodotto completo?

In conclusione specifichiamo che, come si coglie dai resoconti degli incontri, questo è un gruppo che sta lavorando per valorizzare la variabilità degli interessi soggettivi di ciascuno entro quello che abbiamo definito come l’ambito delle professioni creative. Pensiamo che in una prima fase potremmo concentrarci su realizzare una visita/intervista per ciascuno dei 6 professionisti elencati individuando un interlocutore disponibile e interessato a incontrarci. Nell’ambito della moda potremmo individuare un interlocutore che abbia conoscenza/collabori con diversi ruoli professionali di interesse degli studenti – stilista, modella, makeup artist, organizzatore di sfilate – e possa parlarcene. Altre professioni interessanti per gli studenti di cui abbiamo parlato su cui bisognerebbe lavorare ulteriormente per arrivare a realizzare un intervista/visita sono il disegnatore, l’hostess/assistente di volo, l’agente di viaggi.

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Gruppo “Business/impresa, economia, marketing”

II incontro del gruppo “Business/impresa, economia, marketing”

Ecco il resoconto del secondo incontro del gruppo svoltosi il 15 dicembre 2021 presso i locali Municipali di via Boemondo n. 7/A. Il resoconto ha l’obiettivo di raccontare le questioni di cui il gruppo si è occupato nel corso dell’incontro.unedì 29 novembre 2021, con la lista dei contesti che il gruppo sta decidendo di esplorare.

Al secondo incontro erano presenti diverse persone che non avevano partecipato al precedente incontro. Per questo motivo tutti gli studenti si sono ripresentati esplicitando la propria motivazione a partecipare al gruppo. Nuovamente la scelta del gruppo business/impresa è stata descritta come conseguenza del mancato interesse verso i contesti lavorativi associabili ai temi degli altri gruppi. A questo proposito ci siamo detti che gli altri gruppi evocano maggiormente delle professioni definite come giurisprudenza, medicina, psicologia ma anche arte e abbiamo esplorato come mai gli studenti non fossero interessati a nessuna di queste professioni.

A questo proposito c’è stato chi ha detto di non sentirsi “particolarmente portato in niente” ma di essere interessato a fare i soldi. Parlare di questo ha consentito di interpretare l’interesse verso la possibilità di fare i soldi come sintomatica della preoccupazione per il rischio di ritrovarsi in futuro sottoccupati e non realizzati. In questo senso l’interesse preoccupato per fare i soldi è sembrato connesso al vissuto di “non essere portati in niente” ovvero a una rappresentazione di sé stessi come soggetti senza le risorse necessarie a intraprendere una professione associabile alla possibilità di ottenere una buona retribuzione. 

Abbiamo dunque questo agli studenti se si sentissero di eccellere in qualcosa, come ad esempio andassero a scuola? “Male” hanno risposto in coro gli studenti. Qualcuno ha commentato dicendo “abbiamo un problema di autostima”. Qualcun altro ha aggiunto “siamo un po alla deriva”. Altri hanno aggiunto di non eccellere in nessuna materia e di non andare mai oltre la sufficienza, altri di rischiare la bocciatura. 

Ci siamo interrogati sui motivi di ciò è gli studenti hanno associato lo scarso rendimento scolastico alla difficoltà di interessarsi alla scuola impegnandosi nello studio. Questo ci ha aiutato a mettere a fuoco una questione rilevante: la difficoltà di interessarsi a qualcosa comporta l’impossibilità di riconoscere le proprie competenze e di conseguenza rende difficile investire su di esse per svilupparle. 

A questo punto qualcuno ha detto di non sentirsi competente a scuola ma di sentirsi eccellente nello sport. Abbiamo interpretato questo vissuto come un prodotto dell’essersi interessati con continuità allo sport stesso, di praticarlo da anni e di averne approfondito la conoscenza. 


A questo proposito ci siamo accorti di come i partecipanti a questo gruppo fossero accomunati dalla difficoltà nel prendersi “il rischio d’impresa” di investire sui propri interessi, coltivandoli con continuità. Ogni professionista che abbia costruito il proprio lavoro investendo su un proprio interesse può essere infatti considerato in quest’ottica a tutti gli effetti un imprenditore. Abbiamo quindi pensato che fosse utile non dare per scontata l’impossibilità per i partecipanti al gruppo di mettere in gioco nel PCTO un proprio interesse specifico da approfondire chiedendosi come fare di quello stesso interesse stesso la base di un’impresa. 

Altri studenti invece hanno detto di sentirsi confusi e di aver realizzato di aver trascurato alcuni dei propri interessi non avendoli coltivati con continuità: è emerso il vissuto di averli trascurati e di essersi persi per strada.

Abbiamo in questo modo definito l’obiettivo di lavoro per i partecipanti a questo gruppo: recuperare i propri interessi anche quelli lasciati per strada e metterli in gioco per studiare come costruire un’impresa attorno a propri interessi specifici piuttosto che chiedersi in modo aspecifico come fare i soldi.

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Gruppo “Business/impresa, economia, marketing”

I incontro del gruppo “Business/impresa, economia, marketing”

Ecco il resoconto del primo incontro del gruppo svoltosi il 23 Novembre 2021 presso i locali Municipali di Villa Leopardi. Il resoconto ha l’obiettivo di raccontare le questioni che il gruppo ha affrontato e gli obiettivi che si sta iniziando a porre!

Nel primo incontro ci si è iniziati a conoscere e ragionare su quali obiettivi di ricerca darsi nel gruppo di lavoro. Siamo partiti dalle attese che avevano portato a scegliere di partecipare a questo specifico gruppo tra quelli proposti e in che senso fosse interessati a contesti lavorativi associabili a business/impresa, economia e marketing.

Nel presentarsi i partecipanti sono sembrati accomunati dall’aver scelto il gruppo o per esclusione poiché non interessati agli altri proposti e in qualche modo stimolati da questo. In particolare gli studenti hanno detto di considerare business/impresa, economia e marketing come settori lavorativi in cui è possibile “fare soldi”. Ci siamo quindi iniziati a chiedere come mai per gli studenti fosse prioritario “fare i soldi” e che rappresentazione avessero del business/impresa, dell’economia e del marketing. Per rappresentazione intendiamo come una determinata area di lavoro, in buona parte sconosciuta agli studenti, si configura nella loro immaginazione. Per capirlo abbiamo proposto un gioco associativo fondato sul dire quali parole venissero in mente agli studenti pensando al business/impresa, all’economia e al marketing. Abbiamo poi segnato le parole emerse su un cartellone. Abbiamo cosi prodotto delle catene di parole su cui abbiamo ragionato per mettere a fuoco che rappresentazione gli studenti avessero del business/impresa, dell’economia e del marketing.

Abbiamo poi fatto un ulteriore gioco associativo: dire quali parole venissero in mente agli studenti se pensavano a loro stessi nel futuro.

Riflettere sulle parole emerse dai due giochi è stato interessante. Un primo aspetto emerso è che tra le parole vi fossero concetti di tipo economico e organizzativo: organizzazione, strategie, mercato, domanda/offerta, produzione, azienda, gruppo. Concetti che potrebbe essere interessante approfondire nel PCTO, vista la sua funzione di orientamento al lavoro e al futuro degli studenti. Un obiettivo di lavoro per questo gruppo potrebbe essere proprio realizzare una ricerca volta a comprendere meglio concetti che sembrano al momento conosciuti solo superficialmente.

Al contempo è sembrato interessante discutere la rappresentazione del “fare i soldi” condivisa dagli studenti.

Ci è sembrato infatti che “fare i soldi” rappresenti l’unica motivazione dichiarabile per questo gruppo di studenti da dentro la difficoltà a mettere in gioco aree di interesse più personali e soggettive. Fare i soldi diventa in questo senso l’unico fattore che può motivare fare la “fatica”, di sviluppare le proprie “competenze”  tramite “l’impegno”, lo “studio”, “la scuola”. Ma i soldi si possono fare in mille modi ci siamo detti, sono l’esito di ogni attività lavorativa. . Ragionando  sulle parole emerse ci ha inoltre stimolato a interrogarci su che relazione ci sia tra fare i soldi, essere felici, sentirsi incerti e costruirsi delle certezze, “mettere su famiglia”, realizzarsi. 

In conclusione l’ultima parte dell’incontro è stata dedicata a immaginare che genere di imprenditori i partecipanti potrebbero essere interessati a intervistare e quali domande avrebbero voluto porre a tali professionisti.

Gli imprenditori individuati sono stati un imprenditore nell’area della finanza, il fratello di uno dei partecipanti, Alessandro,  socio di due imprese commerciali, un imprenditore nell’area dell’abbigliamento parente di uno dei partecipanti, un imprenditore nell’area dello sport. Le domande che sono state individuate come interessanti da porre agli imprenditori sono state le seguenti:

  • Come ha iniziato?
  • Di cosa si occupa?
  • Perché ha scelto di fare questo mestiere?
  • Quanto ci ha messo a organizzare la sua attività imprenditoriale? 
  • È soddisfatto delle sue scelte?
  • Ha mai rischiato il fallimento?
  • Pensa che sia utile rischiare o no?
  • I soldi secondo lei fanno la felicità?
  • Lei è felice?
  • Cambierebbe qualcosa del suo passato?
  • Ha mai pensato di mollare?

Ci siamo salutati dicendoci che nel prossimo incontro avremmo ripreso il discorso per sviluppare le domande di una possibile intervista a questi imprenditori e ragioneremo insieme su come organizzare un incontro di conoscenza con loro.

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Gruppo "Medicina, sanità, sport"

II incontro gruppo “medicina, sanità e sport”

Ecco il resoconto del II incontro del gruppo “medicina, sanità e sport”, svoltosi lunedì 29 novembre 2021, con la lista dei contesti che il gruppo sta decidendo di esplorare.

Questa volta ci incontriamo di lunedì, a via Livenza, con l’obiettivo riprendere il discorso avviato e definire i contesti di lavoro da esplorare.

Partiamo dalle professioni sanitarie(medicina legale, ginecologia, ostetricia, fisioterapia, logopedia) e le guardiamo prendendole meno per scontate. Ci rendiamo conto che quello che appassiona in modo trasversale di queste professioni è l’idea di “risolvere problemi” e “scovare e investigare le cause” … un po’ alla “Dr House”. 

Parliamo poi delle preoccupazioni di chi è intenzionato ad intraprendere la strada del medico: “per fare il medico ci vuole un lungo percorso di studi e tanto impegno, non so se je la faccio!”; “mi hanno detto che prima dei 30 anni non hai una stabilità economica e non puoi essere indipendente dalla famiglia”. 

“Mia cugina dice che per fare il medico legale ci vuole fegato. Io avrò fegato?” se lo chiede una studentessa e ce lo chiediamo tutti. 

La questione di “avere fegato” accomuna tutti: ha fegato lo psicologo che ascolta i problemi delle persone? E chi lavora con i bambini con problemi? E l’ostetrica in sala parto? E i ballerini e gli sportivi che vogliono vivere della loro passione e rischiare una carriera in quest’ambito senza avere un piano B? 

Ci diciamo che il “fegato”è il rischio d’imprendere e di desiderare, di investire per costruire il proprio futuro. Si va meglio se ci si attrezza di competenze!

Nella vita si può imparare a fare tutto e la paura di non farcela la si sconfigge mettendosi in gioco: prima di imparare ad andare in bicicletta si è spaventati di salirci sopra, prima di dare un bacio al proprio ragazzo o ragazza si ha paura di farlo, di rischiare… ma non farlo è non mettersi in gioco, rinunciare ai propri desideri e a farsi le competenze necessarie per sostenerli.

Poi c’è un terzo ingrediente che chiamiamo in causa dopo “fegato” e “competenze”: la creatività. Le professioni tutte, anche quelle sanitarie e mediche che sembrano immutabili nel tempo, hanno bisogno di innovazione, di professionisti che creino, sviluppino e offrano servizi al passo con i problemi che incontrano.

“Come cambiano e si innovano le professioni mediche e i lavori nel campo dello sport, di che questioni si occupano oggi, che mercato hanno”? Con queste domande decidiamo di organizzarci per parlarne con i professionisti del settore. 

In questo senso stiamo progettando le seguenti attività.

Nell’area della medicina di:

  • incontrare una giovane specializzanda in chirurgia toracica e visitare il reparto di chirurgia toracica dell’Ospedale Sant’Andrea; 
  • intervistare la madre di Sara circa la sua esperienza nel laboratorio di analisi del Pertini; 
  • intervistare la cugina di Francesca, dottoressa in medicina legale, per chiederle di più della responsabilità che sente nel suo lavoro;
  • visitare un consultorio e intervistare dei ginecologi che vi lavorano.

Nell’area logopedia di:

  • incontrare professionisti che si occupano di bambini con problemi di educazione, comprensione e di linguaggio; 
  • Laura diceva che avrebbe chiesto alla cugina maestra se possiamo intervistarla;
  • organizzare una intervista ad un logopedista.

Nell’area dello sport di:

  • organizzare una intervista ad un fisioterapista;
  • organizzare una intervista a degli sportivi;
  • Mattia diceva che ragionava sulla possibilità di intervistare il suo allenatore di Boxe.
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Gruppo "Legge, politica, forze armate"

II incontro gruppo “legge, forze armate e dell’ordine”.

Ecco il resoconto del II incontro del gruppo “legge, forze armate e dell’ordine”, svoltosi martedì 30 novembre 2021, con la lista dei contesti che il gruppo sta decidendo di esplorare.

Il secondo incontro si svolge nei locali del Centro Anziani di via Boemondo, intorno a noi anziani signori si organizzano per giocare a carte, una cosa che li appassiona molto. Ci siamo spostati anche di giorno oltre che di sede, è martedì e arrivano nuovi partecipanti al gruppo a cui raccontiamo cosa ci siamo detti nel primo incontro e gli obiettivi che ci stiamo ponendo. Due studentesse partecipano in collegamento dalla sede del liceo di Via Casperia aggiornandoci sull’occupazione in corso.

Una studentessa dice che il suo obiettivo è quello di “capire meglio” in cosa consiste la giurisprudenza e il perché della propria motivazione a intraprendere questa strada. In particolare vuole capire “se è portata o meno”, “scoprire la sua indole”. 
Uno studente invece parla della sua passione per la natura e l’ambiente e ci dice che il suo obiettivo è quello di incontrare qualcuno che lavora nel Corpo Forestale dello Stato. Vuole infatti intraprendere questo lavoro nonostante i genitori glielo “sconsigliano”, lo vedrebbero meglio su altro. Non è l’unico ad avere questo problema. 

Parliamo un po’ di queste questioni e ci confondiamo tra “consigli” e “sconsigli”. Decidiamo di guardare, allora, ironicamente agli stereotipi sui lavori e sulle professioni che stiamo esplorando. 

Ci soffermiamo in particolare sugli stereotipi circa il lavoro di avvocato e sugli studi di giurisprudenza: “di avvocati ce ne stanno troppi, non ti conviene”; “la giurisprudenza apra tutte le porte”; “fai giurisprudenza tanto poi qualcosa la trovi”; “la motivazione a fare quel percorso è il guadagno! Se fai il notaio lavori poco e guadagni tanto”. 

Insomma giurisprudenza sembra – almeno sentendo gli stereotipi – una strada che rassicura perché apre a tanti lavori e garantisce soldi e sicurezza. 

Ma è veramente così? E sono il guadagno e la sicurezza i due criteri da seguire nella scelta della propria strada lavorativa? Ci diciamo che i soldi sono importanti ma sono la conseguenza del lavoro non il motivo per sceglierlo e che oggi non esistono lavori e professioni “che assicurano un guadagno” e che è importante puntare sulla competenza e sulla propria passione per distinguersi!

Una studentessa ci parla, in questo senso, dei suoi genitori, entrambi magistrati appassionati del proprio lavoro; un altro ci racconta di quanto suo padre ami il suo lavoro di ufficiale in una forza armata. Questi rapporti sono le nostre risorse, e ci pare anche più chiaro cosa andremo a cercare interpellando professionisti del settore.

In particolare ci siamo detti di essere interessati a:

  • incontrare un pubblico ministero e visitare il tribunale dei minori di Roma (presi contatti con la madre di Ilaria); 
  • visitare la caserma della GDF di Roma (tramite il padre di Valerio);
  • intervistare un ambasciatore (zia di Alessandro); 
  • intervistare un notaio;
  • visitare organizzazioni nel campo dei diritti umani (Amnesty International);
  • incontrare chi lavora nella Guardia Forestale dello Stato (ma anche chi lavora per la tutela dell’ambiente)
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Consigli "Medicina, sanità, sport"

Quanti sono i medici italiani? La risposta si trova qui…

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Consigli "Medicina, sanità, sport"

La Facoltà di Medicina aperta agli studenti liceali

Le Facoltà di Medicina della Sapienza saranno aperte a piccoli gruppi di studenti (10-12 studenti al giorno) – selezionati dalle scuole – che potranno partecipare a una mattinata di lezioni per vivere da vicino l’esperienza universitaria.
A seguito dell’emergenza epidemiologica l’iniziativa verra svolta in modalità a distanza. Prenotarsi inviando una mail a orientamentoinrete@uniroma1.it

https://www.facebook.com/groups/OrientamentoinreteSapienza/permalink/2942434066007658/

https://orientamento.uniroma1.it

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Gruppo "Psicologia, psichiatria, criminologia"

I incontro “Psicologia, psichiatria e criminologia (gruppo B)

Ecco il resoconto del primo incontro del gruppo B “Psicologia, psichiatria e criminologia” svoltosi il 24 novembre 2021 a Villa Leopardi. Il resoconto ha lo scopo di raccontare le questioni e gli obiettivi che il gruppo si sta cominciando a porre.

Nel primo incontro ci si è iniziati a conoscere e capire quali contesti interessa esplorare e a che domande si vuole rispondere entro il PCTO. 

Nel presentarsi gli interessi che accomunano le partecipanti sono quelli di: aiutare le persone, conoscere il perché di alcuni comportamenti, capire cosa c’è dietro, anche dei comportamenti legati al crimine, cosa spinge a commettere un crimine o un assassinio.

Nel corso dell’incontro si è lavorato in due sotto gruppi: “psicologia” e “criminologia”. Ogni sotto gruppo ha elaborato alcune “domande guida” a cui si cercherà nel corso del PCTO di dare risposta.

Psicologia: chi è interessato alla psicologia lo è perché vuole “aiutare le persone”, “risolvere problemi”, “trovare soluzioni”, “capire il comportamento umano”. Alcune partecipanti hanno avuto esperienze dirette con uno psicologo, riscontrandone l’utilità, c’è poi chi ha uno psicologo in famiglia. L’interesse delle “future psicologhe” è quello di potersi confrontare con chi già fa questa professione per capire come l’ha scelta, in cosa consiste il percorso di studi e il lavoro, se è “difficile” avere a che fare con le emozioni delle persone; ci si chiede poi se si riesca a “separare la vita personale da quella lavorativa”, se sia difficile aiutare i pazienti…

Domande guida gruppetto “psicologia”

Criminologia: chi è interessato a quest’area è interessato al crimine, al “lato oscuro” dei comportamenti umani; è attratto dall’idea di capire e interrogare un assassino, fargli un profilo psicologico, capire cosa lo spinge a commettere un crimine, risolvere un “giallo”. Certo – scherziamo durante l’incontro – per fare il criminologo e avere a che fare con i criminali ci “vuole fegato”: non a caso una studentessa disegna “pe’ ride” una scenetta in cui il criminologo si ritrova in un interrogatorio con un assassino che con un coltello in mano lo minaccia. D’altra parte ci diciamo che anche lo psicologo spesso si trovi in situazioni emotivamente difficili, come quando un paziente minaccia il suicidio. Entrambe sono professioni affascinanti e complesse.

Domande guida gruppetto “criminologia”

Parlando ci accorgiamo che gli ambiti della psicologia e criminologia sono diversi ma interconnessi e l’interesse che accomuna tutte le partecipanti è quello di capire cosa c’è dietro, l’interesse per il “paradigma abduttivo”, l’investigare, il partire da indizi per fare ipotesi sul comportamento, capire la mentalità, i comportamenti delle persone. 

Quello che differenzia la psicologia e la criminologia sono i mandati, i committenti, i clienti e gli obiettivi del lavoro. In alcuni casi i contesti di lavoro però sono simili: anche uno psicologo ha a che fare con il crimine, ad esempio quando lavora in un carcere o in una REMS (ex ospedali psichiatrici giudiziari).

Concludiamo con una suggestione: il un gruppo “psicologia, psichiatria e criminologia” è tutto al femminile. Questo nel primo incontro è stato ancora più evidente perché nella stanza accanto a noi c’era invece il gruppetto “economia, impresa e marketing” a stragrande maggioranza maschile. Ci sembra questo un dato interessante: queste due professioni sembrano attrarre più le “femmine” che i “maschi”: una questione da esplorare meglio.

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Gruppo "Psicologia, psichiatria, criminologia"

I incontro “Psicologia, psichiatria, criminologia” (gruppo A)

Ecco il resoconto del primo incontro del gruppo A “Psicologia, psichiatria, criminologia” svoltosi il 23 Novembre 2021 presso Villa Leopardi., Il resoconto ha l’obiettivo di raccontare le questioni che il gruppo ha affrontato e gli obiettivi che si sta iniziando a porre!

Nel primo incontro ci si è iniziati a conoscere e ragionare su quali obiettivi di ricerca darsi nel gruppo di lavoro. Siamo partiti dalle attese che avevano portato a scegliere di partecipare a questo specifico gruppo tra quelli proposti e a quale tra le tematiche del gruppo gli studenti fossero interessati. Nel presentarsi alcuni partecipanti hanno detto di essere interessati allo studio della mente umana specificando di essere affascinati dal senso che sta dietro i comportamenti. A questo proposito gli studenti hanno detto che psicologia, psichiatria e criminologia suscitano il loro interesse perché capaci di svelare ciò che solitamente rimane nascosto. 

Per molti tra gli studenti presenti all’incontro le professioni associabili a queste discipline – lo psicologo, lo psichiatra, il criminologo – sono professioni connesse all’indirizzo di scienze umane che frequentano, per altri il prodotto di una curiosità soggettiva non legata all’indirizzo di studio. 

C’è chi nel presentarsi ha detto di essere interessato alla psichiatra poiché coniuga lo studio della mente con la medicina, considerata maggiormente approfondita e capace di produrre reddito. C’è chi si è incuriosito alla criminologia guardando in TV “CSI” acronimo di Crime Scene Investigation (Investigazione della scena del crimine), una serie trasmessa in America dal 2001 al 2015 in America e divenuta popolare nel nostro paese. C’è chi invece lo ha fatto per l’interesse per un approccio investigativo e per lo studio dei dettagli. 

Un primo obiettivo di ricerca che nel gruppo ci siamo dati è stato esplorare che rappresentazione avessero i partecipanti della professione dello psicologo, dello psichiatra e del criminologo e di incuriosirsi alle differenze tra queste. Per rappresentazione intendiamo come una determinata professione, in buona parte sconosciuta agli studenti, si configura nella loro immaginazione. Per farlo abbiamo proposto un gioco fondato sulla regola di dire le parole che ogni diversa professione faceva venire in mente agli studenti per formare delle catene di parole rappresentative della rappresentazione della professione stessa.

È stato interessante poi commentare somiglianze e differenze tra le tre catene di parole. Le prime parole di ciascuna catena sono sembrate differenziare l’oggetto di studio e intervento delle tre diverse professioni: la mente/psiche per la psicologia, la malattia/sindrome/pazzia per la psichiatria, il rapporto tra crimine e colpevole per la criminologia. 

La rappresentazione delle tre professioni si differenzia in relazione agli obiettivi e agli strumenti di ciascuna professione: la psicologia si qualifica in ordine all’obiettivo di analizzare e comprendere la mente tramite specifici strumenti: parlare e ascoltare; la psichiatria per l’obiettivo di curare/risolvere la malattia/sindrome tramite l’utilizzo dei farmaci; la criminologia per l’obiettivo di individuare il colpevole di un crimine indagando, interrogando, osservando per cercare dettagli e indizi.

A questo proposito durante l’incontro ci siamo chiesti se la rappresentazione di queste professioni che gli studenti hanno fosse realistica. Abbiamo cosi individuato come obiettivo di ricerca interessante l’incontrare professionisti per verificarlo. Inoltre abbiamo chiesto agli studenti se conoscessero il senso delle parole e dei concetti che gli erano venute in mente. È stato in questo modo possibile iniziare a chiedersi cosa fosse la mente o un comportamento umano, che differenza ci fosse tra una malattia mentale e una sindrome, cosa fosse la follia. Ci siamo subito accorti che i concetti venuti in mente agli studenti non avevano per loro un significato chiaro e che poteva essere interessante studiarlo anche chiedendo una mano su questo a dei professionisti del settore. Ci siamo per questo divisi in gruppetti per definire alcune possibile domande da fare in un intervista a uno psicologo, a uno psichiatra e a un criminologo. 

Per l’intervista a uno psicologo: 

  1. Che effetto fa ascoltare tutti i giorni i problemi altrui? Ha un impatto psicologico?
  2. Che soddisfazioni dà questo lavoro?
  3. Come mantenere la professionalità e il distacco da un paziente che esprime e racconta sé stesso e la sua vita? 
  4. Che metodo usa per mettere a proprio agio il paziente e farlo fidare di lei? 
  5. Che ruolo ha l’interpretazione del linguaggio e del corpo nel suo lavoro? 
  6. Lo stipendio dipende dal numero dei pazienti o è fisso? 
  7. Qual è il percorso di studi nello specifico?
  8. C’è uno sbocco lavorativo immediato? 
  9. Come ci si occupa dello stigma sociale di andare dallo psicologo?
  10. Cos’è un comportamento umano?

Per l’intervista a uno psichiatra:

  1. L’ha mai spaventata il suo lavoro?
  2. In base a cosa identifica un disturbo? 
  3. Perché ha scelto proprio psichiatria?
  4. Che rapporto ha con i suoi pazienti? 
  5. Quali comportamenti ritiene rilevanti in una persona a primo impatto e perché? 
  6. Che percorsi ha affrontato? Ci sono stati degli ostacoli? Se si quali? 
  7. In che ambiti lavora uno psichiatra? Se ha lavorato in più di uno in quale di questi si è sentito più realizzato?
  8. Ha mai avuto a che fare con soggetti pericolosi? Se si come si è comportato? Come si rapporta in ambito familiare? Il suo lavoro ha mai influenzato la sua vita privata?
  9. Che differenza c’è tra una sindrome e una malattia mentale?
  10. Che cos’è la follia?

Per l’intervista a un criminologo:

  1. Che cosa è follia?  
  2. Come si rapporta con i pazienti? 
  3. Ci sono molte possibilità di trovare questo tipo di lavoro in Italia? 
  4. Qual è stato il suo percorso di studi? 
  5. Quanto cambia questo lavoro rispetto a quello che vediamo in televisione?
  6. Quanto è all’incirca uno stipendio base? 
  7. C’è differenza tra i sessi o parità?
  8. Da dove è nata questa sua passione? C’è stato un contatto diretto con persone in questo ambito prima di intraprendere gli studi?
  9. Quanto influenza la propria vita lavorare come criminologo? 
  10. Cambia o condiziona la sua sanità mentale? 
  11. Ha mai avuto ripensamenti sul lavoro scelto? 
  12. È mai riuscito a curare qualcuno o aiutarlo?
  13. Il suo lavoro l’ha mai messa in pericolo come persona?
  14. C’è stato qualche periodo senza lavoro o il flusso dei pazienti e costante?
  15. Il covid quanto ha influito?
  16. Collabora con altre forze dell’ordine o privatamente? 
  17. Ha mai avuto casi diventati famosi? o così difficili da non riuscire a risolverli?
  18. Dopo che ha finito gli studi dopo quanto tempo è riuscito a trovare lavoro?
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Gruppo "Legge, politica, forze armate"

I incontro “Legge, politica, forze armate”.

Ecco il resoconto del primo incontro del gruppo “Legge, politica, forze armate” svoltosi il 22 novembre 2021 presso la sede centrale del Liceo Montessori di via Livenza n. 8. Il resoconto ha lo scopo di raccontare le questioni che il gruppo ha affrontato e gli obiettivi che si sta iniziando a porre.

Nel primo incontro ci si è iniziati a conoscere e capire quali contesti interessa esplorare e a che domande e curiosità si vuole dare una risposta entro il PCTO. Si sono creati due sotto gruppi legati a diversi ambiti di interesse: “forze armate”, “giurisprudenza”. Entrambi hanno lavorato ad alcune “domande guida” a cui si cercherà di dare risposta nel corso del lavoro.

Forze armate: cosa spinge e cosa attrae un giovane studente ad immaginare di entrare in futuro nelle forze armate o forze dell’ordine? Per i partecipanti a questo gruppetto, in particolare, l’idea di una “vita organizzata”, la possibilità di andare in “missione e viaggiare”. I contesti e gli ambiti a cui si è interessati sono: la marina militare, l’aereonautica, il lavorare nella polizia come psicologi, la guardia di finanza, la tutela dei boschi e dell’ambiente entro la guardia forestale. Alcuni dei partecipanti hanno parenti che lavorano o hanno lavorato in quest’ambito e fin da piccoli hanno “subito il fascino della divisa”. Prendere questa strada renderebbe orgogliosi i propri familiari che allo stesso tempo lo “sconsigliano”, è una strada dura.

Quello dei consigli/sconsigli di adulti e familiari è un tema caldo per tutti. “Che fare se si vuole fare qualcosa che i tuoi genitori non condividono?” – ci chiediamo. “Bisogna avere il coraggio di rischiare di fare quello che ci piace” – qualcuno dice.

Le domande a cui il gruppetto “forze armate” vuole dare risposta riguardano in particolare il percorso per entrarci, le possibilità di carriera ma soprattutto interessa capire il tipo di vita che aspetterebbe a chi intraprende questa strada: si è affascinati da una “vita organizzata”ma si teme sia faticosa, con ritmi e tempi duri a cui doversi adeguare.

Domande gruppetto “forze armate”

Giurisprudenza: chi si colloca in questo gruppetto vorrebbe in futuro diventare avvocato o magistrato o lavorare nel campo della tutela dei diritti. Ma da dove nasce questa idea e la motivazione a intraprendere queste strade? Alcuni studenti hanno esperienza diretta di queste professioni entro le proprie famiglie. Sono affascianti dall’idea di poter di “difendere un imputato”, “fare una arringa”, “tutelare i diritti umani”; altri invece sono attratti dall’idea di “occuparsi di conflitti”e altri ancora di “giudicare”e dal “potere del giudice”. Ci diciamo che in qualche misura queste professioni – in modo simile alle “forze armate”- hanno a che fare con potereordine: nella giurisprudenza apparentemente sembra tutto ordinato e regolato, in realtà “la legge sembra chiara ma spesso è confusa e deve essere interpretata”. 

Domande gruppetto “giurisprudenza”

In generale entrambi i gruppetti vorrebbero nel corso del lavoro capire se, esplorandoli e conoscendoli meglio, ci si senta “adatti e portati” e “piacciono veramente”, senza farsi condizionare da stereotipi o dagli “scoraggiamenti” degli altri.

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Gruppo "Moda, design, arte, spettacolo"

I incontro “Moda, design, arte, spettacolo”.

Ecco il resoconto del primo incontro del gruppo “Moda, design, arte, spettacolo” svoltosi il 22 Novembre 2021 presso la sede centrale del Liceo Montessori di via Livenza n. 8. Il resoconto ha l’obiettivo di raccontare le questioni che il gruppo ha affrontato e gli obiettivi che si sta iniziando a porre!

Nel primo incontro ci si è iniziati a conoscere e ragionare su quali obiettivi di ricerca darsi nel gruppo di lavoro. Siamo partiti dalle attese che avevano portato a scegliere di partecipare a questo specifico gruppo tra quelli proposti e a quale aspetto della moda, del design, dell’arte e dello spettacolo gli studenti fossero interessati. Nel presentarsi i partecipanti si sono scoperti accomunati dall’aver scelto “per una volta con il cuore e non con la testa”. 

“Abbiamo scelto questo gruppo per una volta con il cuore e non con la testa”. 

Una studentessa ci ha detto di essere interessata alla recitazione, di averla praticata da piccola per poi “mollarla per gli impegni scolastici”. Ciò che l’ha spinta a scegliere questo gruppo è stato il desiderio di riprendere a coltivare questa sua passione. Non è stato l’unica a dirsi interessata alla recitazione: un’altra studentessa ci ha detto di voler conoscere meglio il Centro Sperimentale di Cinematografia a cui sta pensando di iscriversi. 

“Mi piace la recitazione che facevo da piccola ma che ho mollato la per gli impegni scolastici”.

Un’altra delle studentesse presenti ci ha detto di essere interessata al mondo della moda e di volerne sapere di più di come funziona questo contesto lavorativo. Le interessa conoscere cosa c’è dietro una sfilata di moda, quali professionisti e che genere di lavori sono presenti in questo settore. Un’altra delle partecipanti ha raccontato di sentirsi competente nello scegliere quali vestiti potrebbero valorizzare le qualità delle diverse persone e di essere interessata alla professione del personal stylist. Inoltre una delle partecipanti, la cui famiglia gestisce un albergo, ha detto di essere interessata a capire come integrare il turismo con la valorizzazione dell’arte, la sua passione. 

Una questione che è sembrata accomunare i partecipanti è stata l’esperienza di sentire sconsigliata dai genitori l’idea di puntare sugli interessi e le competenze artistiche per costruire il proprio futuro lavorativo. Parlarne ci ha consentito di mettere a fuoco come le professioni creative siano spesso considerate come professioni in cui “va avanti solo chi è raccomandato”. Abbiamo interpretato questo come uno stereotipo. Ci siamo chiesti perché sia così diffuso questo stereotipo e ci siamo detti che forse è dovuto alla mancanza di conoscenza circa quali sono le reali competenze che servono per lavorare in modo proficuo in questo settore. 

“Ci interessa la moda, il personal stylist, l’arte e il turismo…; la musica, la fotografia, i fumetti…”.

È emerso in tal modo un possibile obiettivo di ricerca: incontrare professionisti che esercitano professioni creative per esplorare in che modo è possibile trasformare interessi e competenze artistiche in “veri e propri lavori che ti diano da vivere”.

Inoltre – come scritto una delle partecipanti al gruppo in un breve resoconto del lavoro fatto nel primo incontro – “abbiamo buttato giù delle idee per fare qualcosa di concreto dimostrando cosa sappiamo fare con le nostre qualità”. È venuta infatti in mente l’idea di condividere all’interno del gruppo i propri lavori artistici – canzoni, video di recitazioni, fotografie, disegni – anche per capire come valorizzarli all’esterno, magari tramite una mostra. L’idea di condividere i propri lavori artistici nel gruppo è sembrata interessante anche nell’ottica di incontrare professionisti della creatività a cui chiedere un riscontro sui propri lavori. 

“Nel primo incontro abbiamo buttato giù delle idee per fare qualcosa di concreto dimostrando cosa sappiamo fare con le nostre qualità”.

Il primo incontro si è concluso ribattezzando il gruppo in un modo ironico e rappresentativo delle questioni discusse nel primo incontro. Con gli studenti abbiamo scelto di chiamarci “Gli stereotipati: gruppo speranza professioni creative”.

Siamo gli stereotipati: gruppo speranza professioni creative”.

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Gruppo "Medicina, sanità, sport"

I incontro “Medicina, sanità, sport”

Ecco il resoconto del primo incontro del gruppo “Sanità, medicina, sport” svoltosi il 22 Novembre 2021 a Villa Leopardi. Il resoconto ha lo scopo di raccontare le questioni e gli obiettivi che il gruppo si sta cominciando a porre.

Nel primo incontro ci si è iniziati a conoscere e capire quali contesti interessa esplorare e a che domande e curiosità si vuole dare una risposta entro il PCTO.

Si sono creati tre sotto gruppi legati a diversi ambiti di interesse: “medicina e bio-chimica”, “sport”, “logopedia”. Ogni sotto gruppo ha lavorato ad alcune “domande guida” a cui si cercherà nel corso del lavoro di dare risposta.

Medicina: l’interesse è soprattutto verso i contesti di pediatria, oncologia, ginecologia, ostetricia, chirurgia, neurochirurgia e medicina legale. 

Chi è interessato a questi ambiti ha un’esperienza diretta della medicina o perché è stato paziente di interventi, ricoveri ospedalieri o ha un medico in famiglia. Il medico è una figura nota, un contesto di cui nella vita tutti noi abbiamo fatto esperienza, sappiamo bene o male di cosa si occupa, ma quanto la conosciamo veramente?

L’obiettivo del gruppetto medicina è quello di approfondire questa conoscenza, andare oltre le apparenze, capire che significa fare il medico oggi, in questo contesto-storico e come ci si diventa! Le domande a cui il gruppetto vuole dare risposta riguardano in particolare il percorso di studi e le emozioni che vivono i medici. Per rispondere si sta ipotizzando di organizzare una visita ad un reparto di chirurgia; intervistare studenti di medicina; intervistare dei pediatri e degli oncologi. 

Domande gruppetto “Medicina”

C’è poi chi è interessato ad un settore disciplinare che c’entra con la medicina ma non si esaurisce in questo: la “bio-chimica”. Ne sappiamo poco ed esploreremo bene la cosa. Fortunatamente la madre di una studentessa del gruppo lavora in questo ambito, è tecnica di laboratorio: potremmo intervistarla?

Logopedia: anche chi è interessato alla “logopedia” ha già un’esperienza di questa professione, a volte diretta a volte vissuta da amici o famigliari. “È bello aiutare le persone, soprattutto bambini, che hanno difficoltà a parlare”, “è un lavoro che aiuta a cambiare, a vivere meglio” qualcuno dice.

Chi si colloca in questo gruppetto è interessato anche alla psicologia e si chiede che differenze ci sono tra un psico-logo e un logo-pedista, vuole inolstre sapere come si diventa logopedisti, che mercato di lavoro ha questa professione a quale domande risponde, quali clienti e committenti ha. Per trovare risposte, si vorrebbe non solo incontrare logopedista da intervistare per conoscere la sua esperienza ma anche “vedere” come lavora, osservare una seduta.

Domande gruppetto “Logopedia”

Sport: Tre persone del gruppo sono poi interessate allo “sport”: alcuni di loro sono sportivi e sono accomunati dal desiderio ma anche dalla paura di trasformare le loro passioni sportive in lavoro, magari diventando allenatori, insegnati, atleti… anche se l’emozione è che questi siano lavori troppo precari/instabili/insicuri. Meglio forse concentrarsi su professioni più “stabili” ma legate comunque ai contesti sportivi, come fisioterapia o dietologia, scienze della nutrizione, ad esempio.

Di questi “problemi” il gruppetto sport si sta interessando con il desiderio di incontrare, parlare, intervistare: un istruttore di boxe e un pugile; una ballerina; un nutrizionista; un personal trainer; un fisioterapista. Come gli altri gruppi si è molto interessati a capire il percorso di studi/formazione ed il tempo necessario ad intraprendere e svolgere questi lavori.

Domande gruppetto “Sport”

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Interviste a professionisti

Intervista a un giovane architetto

POSSIBILI EVOLUZIONI 

Ecco il resoconto del II incontro del gruppo “medicina, sanità e sport”, svoltosi lunedì 29 novembre 2021, con la lista dei contesti che il gruppo sta decidendo di esplorare.

Questa volta ci incontriamo di lunedì, a via Livenza, con l’obiettivo riprendere il discorso avviato e definire i contesti di lavoro da esplorare.

Partiamo dalle professioni sanitarie(medicina legale, ginecologia, ostetricia, fisioterapia, logopedia) e le guardiamo prendendole meno per scontate. Ci rendiamo conto che quello che appassiona in modo trasversale di queste professioni è l’idea di “risolvere problemi” e “scovare e investigare le cause” … un po’ alla “Dr House”. 

Parliamo poi delle preoccupazioni di chi è intenzionato ad intraprendere la strada del medico: “per fare il medico ci vuole un lungo percorso di studi e tanto impegno, non so se je la faccio!”; “mi hanno detto che prima dei 30 anni non hai una stabilità economica e non puoi essere indipendente dalla famiglia”. 

“Mia cugina dice che per fare il medico legale ci vuole fegato. Io avrò fegato?” se lo chiede una studentessa e ce lo chiediamo tutti. 

La questione di “avere fegato” accomuna tutti: ha fegato lo psicologo che ascolta i problemi delle persone? E chi lavora con i bambini con problemi? E l’ostetrica in sala parto? E i ballerini e gli sportivi che vogliono vivere della loro passione e rischiare una carriera in quest’ambito senza avere un piano B? 

Ci diciamo che il “fegato”è il rischio d’imprendere e di desiderare, di investire per costruire il proprio futuro. Si va meglio se ci si attrezza di competenze!

Nella vita si può imparare a fare tutto e la paura di non farcela la si sconfigge mettendosi in gioco: prima di imparare ad andare in bicicletta si è spaventati di salirci sopra, prima di dare un bacio al proprio ragazzo o ragazza si ha paura di farlo, di rischiare… ma non farlo è non mettersi in gioco, rinunciare ai propri desideri e a farsi le competenze necessarie per sostenerli.

Poi c’è un terzo ingrediente che chiamiamo in causa dopo “fegato” e “competenze”: la creatività. Le professioni tutte, anche quelle sanitarie e mediche che sembrano immutabili nel tempo, hanno bisogno di innovazione, di professionisti che creino, sviluppino e offrano servizi al passo con i problemi che incontrano.

“Come cambiano e si innovano le professioni mediche e i lavori nel campo dello sport, di che questioni si occupano oggi, che mercato hanno”? Con queste domande decidiamo di organizzarci per parlarne con i professionisti del settore. 

In questo senso stiamo progettando le seguenti attività.

Nell’area della medicina di:

  • incontrare una giovane specializzanda in chirurgia toracica e visitare il reparto di chirurgia toracica dell’Ospedale Sant’Andrea; 
  • intervistare la madre di Sara circa la sua esperienza nel laboratorio di analisi del Pertini; 
  • intervistare la cugina di Francesca, dottoressa in medicina legale, per chiederle di più della responsabilità che sente nel suo lavoro;
  • visitare un consultorio e intervistare dei ginecologi che vi lavorano.

Nell’area logopedia di:

  • incontrare professionisti che si occupano di bambini con problemi di educazione, comprensione e di linguaggio; 
  • Laura diceva che avrebbe chiesto alla cugina maestra se possiamo intervistarla;
  • organizzare una intervista ad un logopedista.

Nell’area dello sport di:

  • organizzare una intervista ad un fisioterapista;
  • organizzare una intervista a degli sportivi;
  • Mattia diceva che ragionava sulla possibilità di intervistare il suo allenatore di Boxe.

Studenti: Quali criteri e competenze pensa che sono importanti per svolgerla in maniera eccellente la sua professione?

Architetto: Ci deve essere una certa sensibilità nei confronti del cliente e sensibilità nei confronti dello spazio, quindi cercare di capire quali sono le richieste da parte del cliente e capire come trasformarle poi nello spazio. E’ importante anche avere una certa preparazione: più architetture conosci e più soluzioni riesci ad avere.  Se penso alla creatività, che molto spesso si confonde con la bizzarria, mi piace citare Bruno Munari che ha lavorato molto con i bambini e che dice che la creatività parte dalla conoscenza, quindi chi è veramente creativo è chi conosce. Più hai dentro al tuo bagaglio personale tanti esempi e tanti architetti che ti formano e più riesci a rielaborarli per proporre idee creative al cliente. Poi ovviamente è importante anche essere sempre aggiornato su quelle che sono i vari aggiornamenti burocratici, amministrativi. Quindi secondo me la prerogativa importante è che si è appassionati dell’architettura e che si riesca a fare qualcosa con le persone e per le persone

Studenti: Quali sono quindi criteri da avere in mente?

Architetto: Dobbiamo pensare alle persone che ti chiamano per un lavoro. L’architetto deve avere chiaro il committente, ascoltare le richieste del committente è un elemento fondamentale per la buona riuscita di un progetto. Io ho fatto un progetto che per me è stato molto importante subito dopo la laurea e per me il complimento più bello è stato proprio quando la proprietaria di casa mi ha detto “non sai quanto mi piace e quanto aspetto quell’ora dopo pranzo in cui arrivi la luce sul balcone della cucina ed è uno dei momenti preferiti della mia giornata perché li prendo benissimo il caffè”. Forse è una cosa stupida, piccolissima però dare una gioia per un raggio di sole studiato bene a una persona che beve il caffè 5 minuti della giornata in cui sta in pace in uno spazio che hai organizzato tu significa che hai saputo cogliere i desideri e aspettative del cliente. Quella è la riuscita, vuol dire che hanno funzionato bene i tuoi criteri, sono stati efficaci. 

Un’ultima domanda, mettiamo che uno studente liceale che sta pensando di iscriversi ad architettura non sappia fare le tavole, non sappia disegnare bene. È un problema?

Architetto: L’ università impone che il primo anno si impari a disegnare a mano, ciò che è possibile anche disegnare al computer. Io l’ho capito dopo che la mano disegna quello che la testa pensa, il rapporto è molto diretto e capisci molto di più le cose, purtroppo lo schermo è un intermediario tra te e la mano e quindi fai più fatica. Io ci sono arrivata tardi, adesso se faccio un progetto non posso mettermi subito al pc, devo disegnare a mano per capire lo spazio. Penso che questa cosa si stia iniziando a coglierla, vedo che molti colleghi si trovano d’accordo con me su questo. Ovviamente la digitalizzazione serve per un secondo momento quando devi confezionare il progetto, vai veloce con il computer. Non dico che non è importante, anzi, ma è molto importante anche avere confidenza con la mano, anche perché architettura vuol dire saper misurare, lo spazio si misura e quindi disegnare a mano ti permette di dare una misura.

Grazie architetto e in bocca al lupo per il suo lavoro!

Architetto: Crepi e in bocca al lupo per il vostro futuro.

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Interviste a professionisti

Intervista allo scrittore Bruno Tognolini

Intervista a Bruno Tognolini, scrittore.

A cura di Giordana Calcagno 5O liceo linguistico Lucrezio Caro)

Questa intervista è nata grazie al progetto “Scuola Futura” al quale io, Giordana Calcagno, ho partecipato. Inizialmente, non conoscevo Bruno Tognolini, ma grazie a Felice Bisogni, che ha seguito me e la mia classe, ho avuto l’opportunità di intervistarlo. Sono stata davvero fortunata, ho avuto il piacere di parlare con una persona molto talentuosa che ha come me la passione per la scrittura. Per questo motivo, l’intervista che segue, non solo è stata interessante da svolgere, ma mi ha anche molto arricchita.

Giordana Calcagno : ‘Buongiorno, sono interessata a conoscere la sua esperienza lavorativa. A tal fine le propongo alcune domande sulle quali le chiedo di articolare un discorso e dirmi quello che le viene in mente. Potrebbe parlarmi della sua esperienza lavorativa? Come e cosa l’ha spinta a fare questa scelta? Come ha vissuto il percorso di formazione, l’avvio e la costruzione della sua attività professionale?’

Bruno Tognolini: ‘Buongiorno. Io faccio lo scrittore. Il mio lavoro, oltre a scrivere, consiste anche nel girare scuole e parlare di ciò che scrivo. Quando faccio gli incontri con i bambini, loro mi chiedono sempre se avessi sempre voluto fare lo scrittore… Io rispondo di no, perché sapevo solo che volevo fare qualcosa di bello e diverso dai miei genitori, che sono insegnati della scuola elementare. Da bambino mi piaceva creare, costruire, e leggere. Mi potevo definire un puer faber. A seconda di quello che trovavo in giro, modoficavo l’idea che avevo e viceversa. Mi piacevano i libri d’avventura, però le belle storie che leggevo non a cadevano nella mia vita e quindi ho deciso di scriverle io. Come per quando costruivo, bisogna avere un’idea e poi aggiustarla secondo i materiali che si hanno.

Ho frequentato il liceo classico, dove sono entrato in contatto con i classici. Mi sono sempre piaciuti, però non lo ammettevo per non sembrare un secchione.

Ho cominciato a scrivere solo all’ultimo anno, quando un mio compagno iniziò a condividere con la classe i suoi racconti e mi son detto: ‘ se lui può farlo, lo farò anch’io!’ . È come se fino a quel momento non avessi mai realizzato che oltre a studiare e leggere si potesse scrivere. Dopo il liceo classico, sono andato a studiare Medicina a Cagliari. Tutti si aspettavano da me che studiassi medicina e pure io, da me stesso, me lo aspettavo. Da piccolo, per compiacere gli adulti, dicevo di voler fare il dottore come mio zio Antonio. Però, c’è differenza tra il dire e il fare. Bisogna capire cosa si vuole fare davvero, quello che gli altri si aspettano da te e quello che tu ti aspetti da te stesso, che può anche non essere quello che realmente desideri. Bisogna districarsi tra tutti questi ‘fili’. Io ci ho messo 4 anni. Ho studiato medicina per 4 anni e mia madre era molto fiera di me e le piaceva molto vedermi in camice bianco. Io, però, non ero convinto di questa strada e quindi ho lasciato. Lei non era molto contenta della mia decisione. Lei, aveva anche provato a convincermi – inutilmente- a continuare a studiare medicina e scrivere allo stessa tempo. Avevo fatto uno sbandamento, mi ero allontanato dalla mia strada. Mi sono poi iscritto al Dams ,( verso la fine degli anni ’70), un ambiente molto stimolante dove mi sono dedicato ad un gruppo teatrale.

Dopo il Dams, ho continuato per 11 anni a lavorare nell’ambito teatrale. Era tutta improvvisazione. Il regista prendeva nota e dava spunti, creando storie coerenti. È faticoso, ma è utile. Quello che scrivevo, però, non lo condividevo con loro, lo tenevo per me. Dopo tanti anni, quando ho lasciato, mi sentivo come se stessi volando… come se avessi lasciato dei pesetti che mi tenevano ancorato a terra. Potevo scrivere quello che piaceva a me. Ho riempito quaderni su quaderni. Sono veramente stato fortunato ad avere avuto la formazione teatrale.

Una volta, ho creato una insegna con scritto ‘poeta che vende le rime scritte all’improvvisa’ e scrivevo quartine ispirandomi ai volti e ai nomi dei clienti su bei fogli ornati da una cornicetta. Ho fatto anche parte di una banda musicale composta da amici, dove suonavo il tamburino. Era divertente e guadagnavo anche dei soldi. Ci esibivamo a feste, fiere… Può sembrare che questo non c’entra nulla con quello che faccio ora, ma quel tamburino c’è ancora oggi. I bambini, quando chiedo loro che fine abbia fatto il tamburino, rispondono che secondo loro l’ho tenuto per ricordo, ed è così. Non l’ho buttato, l’ho reso ‘ invisibile’. Si trova tra una riga e l’altra dei miei lavori.

Ad esempio, la filastrocca degli Animali.

Le mani sono zampe, le facce sono musi,

il naso è così fine che vediamo ad occhi chiusi.

Le dita sono ali, le pelli sono pelo,

corriamo dentro il mare e poi corriamo dentro il cielo.

E gli occhi sono grandi, il loro sguardo è triste,

corriamo dentro favole che tu non hai mai viste.

Noi siamo gli animali, non siamo intelligenti,

però sappiamo cose che non vedi e che non senti.

Noi siamo gli animali, ignoriamo le parole,

però noi chiacchieriamo con la luna e con il sole.

Tu cucciolo di uomo, rispettaci perché,

noi siamo gli animali e siam qui prima di te! ‘

Senti, il ritmo? È il tamburino.

Un altro esempio è la filastrocca del Diritto al gioco.

‘ Fammi giocare solo per gioco

Senza nient’altro, solo per poco

Senza capire, senza imparare

Senza bisogno di socializzare

Solo un bambino con altri bambini

Senza gli adulti sempre vicini

Senza progetto, senza giudizio

Con una fine ma senza l’inizio

Con una coda ma senza la testa

Solo per finta, solo per festa

Solo per fiamma che brucia per fuoco

Fammi giocare per gioco.

C’è sempre il ritmo dentro.

Se ci pensi, c’è un filo tra tutte le cose che si fanno nella vita, anche se sembrano diverse. Tutto quello che succede, ti arricchisce,ti prepara per qualcosa. A me sembrava che non stavo andando da nessuna parte… Volevo scrivere ma quello che facevo era suonare un tamburino.

Poi, è capitato il miracolo. La chiamata dell’ ‘Albero azzurro’, era una domenica . Marco Paolini, un celebre attore con cui avevo scritto alcuni spettacoli, era a pranzo con il Signor Cavalli, che gli disse che aveva bisogno di autori per ‘l’Albero azzurro’ e lui gli propose il mio nome. Mi licenziai dal gruppo teatrale, che da nido si era tramutato in albergo e poi prigione.

Ci vuole forza per volare via dal nido. A proposito di nido, il testo in italiano delle canzoni della ‘Gabbianella e il gatto che le insegnò a volare’ le ho tradotte io. Comunque, nessuno sa se è in grado di volare, nemmeno io lo sapevo, però mi sono buttato. Secondo me, esistono due tipologie di ‘ culo’, perdonami il termine. Ci vuole ‘culo’ e ‘farsi il culo’. Bisogna avere entrambi, altrimenti non si va da nessuna parte. Mi richiamarono anche gli anni successivi, sia per ‘l’Albero azzurro’ sia per ‘La melevisione’. Questo, testimonia come ‘avere culo’, combinato con ‘farsi il culo’ porta grandi soddisfazioni e risultati. Inoltre, mi pagavano bene. Da drammaturgo, mi sembravano tanti soldi. Quando mia mamma, incredula, mi disse ‘ma ti pagano così per le tue filastrocche?! ‘ dissi, ‘sì’. É stata una soddisfazione.

La televisione, veniva vista come un ‘nemico’ dal teatro, ma io ho lavorato con tante persone meravigliose e mi sono trovato molto bene.

Questo, è stato racconto lungo, perché la via è stata lunga, però è proprio andata così. È come essere in un bosco, bisogna andare avanti finché non si scova la luce, come nelle fiabe. Ma non si sa se la luce che si vede proviene della casa dell’orco o la reggia. Per me, quella chiamata, è stata come aver trovato la reggia. Sono stato davvero fortunato.

Giordana Calcagno: La ringrazio di aver risposto alle domande in modo così esaustivo. 

Bruno Tognolini: “Grazie a te, buona fortuna con i tuoi progetti. Arrivederci!”

Giordana Calcagno : Grazie. Arrivederci!

Una riflessione su questo lavoro

Nonostante l’aver frequentato due indirizzi scolastici differenti e in due periodi distinti, sono dell’idea che tra me e Bruno Tognolini ci siano delle similitudini. Come ho accennato nell’introduzione, entrambi condividiamo la passione per la scrittura che coltiviamo da sempre. Io però, al contrario del Signor Tognolini, non ho mai condiviso quello che scrivo, poiché credo che i miei lavori siano ancora troppo acerbi per essere divulgati.

Un’altra similitudine che possiamo citare è il fatto che entrambi all’università abbiamo intrapreso strade in cui la scrittura non è centrale. Come mi ha riferito nell’intervista, lo scrittore ha iniziato a frequentare medicina, poiché tutti e perfino lui stesso si aspettavano questa decisione poiché da piccolo, per compiacere gli adulti, diceva di voler seguire le orme di suo zio Antonio anche se questo non era realmente quello in realtà che voleva fare. Personalmente, la mia scelta ( Comunicazione e valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo presso L’Accademia di Belle Arti di Roma) non è stata influenzata da nessuno se non dalla mia voglia di mettermi in gioco e di apprendere cose nuove, ma comunque farò tesoro del suo racconto e continuerò a scrivere. Chissà, magari in futuro anche io avrò la possibilità di lavorare con la mia passione… 

Nonostante non sia stato utile per mio orientamento, ho trovato davvero illuminante il suo racconto, poiché mi ha aiutata a comprendere che le nostre passioni che spesso mettiamo da parte, talvolta possono diventare la nostra occupazione principale. C’è da dire, però, che non tutti hanno la fortuna di riuscirci.